11 aprile 2006

Aggregazione

l'aggregazione è sempre stato un mio problema. e ora che sono tornata singol [rimasta zitella?] il problema si ripropone più urgente che mai. con chi mi aggregherò adesso? prima, per lo meno, ero aggregata con il mio fidanzato e insieme facevamo qualcosa, chessò: un simpatico duo, una coppia malassortita, due persone che camminavano fianco a fianco. ora invece non riesco a ricomprendermi in nessun gruppo.
in effetti, il problema è atavico: nei gruppi non sono mai stata bene. nei boy scout sono rimasta giusto il tempo per scoprire che forse ero atea e poi mi hanno epurata. alle cene di classe non andavo mai. volevo giocare a pallavolo, con tutta me stessa: ma sono alta un metro e 54 e nessun gruppo pallavolistico mi offriva una chance.
alla fine mi sono sempre e solo aggregata con persone singole o al massimo con due o tre amiche con cui riuscivo a condividere un po' di cammino, in quel momento della vita...
e ora, se non mi aggrego ai balli latino americani o al corso di vela o alla scuola di massaggi shatsu le mie probabilità di incontrare l'anima gemella crollano vertginosamente. infatti, tutti sanno - perché hanno studiato sociologia e subito dopo hanno pensato che la sociologia non esiste - che la socializzazione serve moltissimo alla nostra felicità: chi conosce tante persone ha tante possibilità di lavoro, di amicizia e di amore. il gruppo offre conferme e protezione.
ma allora perché io non m'aggrego? perché al sabato pomeriggio invece di farmi una bella vasca in centro con i miei stivali aggressivi, cercando di farmi spazio tra una coppia e l'altra di dodicenni griffati e incollati come figurine, vado al parco a cercare i cuccioli di conigli nani che, secondo una soffiata pressoché certa, si trovano lì a pascolare? e perché la sera mi piace stare a casa, dolcemente pigiamata, a guardare piero angela che racconta quelle belle storie, insieme ai suoi amici esperti carlocannella, pacolanciano e tutti gli altri?
eppure, sono sempre stata così. quando ero piccola mia mamma mi diceva che ero vecchia dentro e in questo modovoleva soltanto esprimere la sua preoccupazione per la mia disaggregazione.
adesso che sono diventata grande e bellissima (ok ho esagerato, ma tanto siamo su internet) continuo a disaggregarmi, con gli infiniti guai che ne conseguiranno. e le mie amiche mi chiamano zia.